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Carlotta Sami, portavoce Unhcr: “Nei centri condizioni disumane, bisogna rivedere il Memorandum sugli sbarchi”.di MARIA NOVELLA DE LUCA

«I migranti che fuggono dalla Libia non devono essere riportati indietro. E’ un atto disumano. Soltanto una piccola parte di loro finisce nei centri di detenzione legale, luoghi terribili ma pur sempre più sicuri dei centri clandestini, in mano ai trafficanti di uomini, dove ogni atrocità è possibile. Soprattutto adesso che con la guerra la Libia è nel caos».
Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr, l’Alto commissariato delle nazioni unite per i rifugiati, ha una posizione netta: chi scappa dalla Libia non può tornare in Libia. Anche se a intercettare i migranti è la Guardia costiera libica e questo è proprio l’accordo firmato con l’Italia. Ma tornare spesso significa morire, lasciare un inferno per tornare in un inferno forse peggiore».Da oggi però quel Memorandum che permette i rimpatri forzati verrà rinnovato.
«Ma noi lo diciamo da più di due anni: no ai rimpatri, i centri di detenzione sono luoghi disumani che andrebbero chiusi. Abusi, status, malattie. Lì dentro ci sono oggi circa 4.700 migranti, di cui 3700 avrebbero diritto a essere accolti in Europa».Pochissimi in confronto ai quarantamila riportati indietro dalla Guardia costiera libica con l’assenso dell’Italia.
«Sbarcati nei porti e finiti probabilmente nei lager dei trafficanti. Oggi la situazione in Libia è così drammatica che alcuni migranti ci hanno addirittura chiesto di rientrare nei centri di detenzione ufficiali , pur di sfuggire all’orrore di quelle prigioni di fatto. La verità è che con la guerra tutto è precipitato nel caos. Non sempre la Guardia costiera agisce in accordo con il ministero dell’Interno».Del resto un noto trafficante di esseri umani near Bija è di nuovo a capo della Guardia costiera libica.
«Un esempio di quanto sia oggi complicato lavorare in Libia».Quindi, a suo parere, l’Italia dovrebbe rivedere l’accordo “anti-sbarchi” sottoscritto nel 2017 dal governo Gentiloni e il governo di Tripoli?
«Sì, senza dubbio. Noi sappiamo cosa accade a chi viene rimpatriato. Inaccettabile. Ma è la strategia degli aiuti che deve cambiare»In che senso?
«I fondi che l’Italia destina alla Libia dovrebbero andare a sostenere altre istituzioni governative oltre alla Guardia costiera. E soprattutto supportare le Ong che ancora cercano di lavorare in quel paese, nonostante la guerra».Voi siete riusciti a evacuare molti migranti “vulnerabili”.
«Oltre cinquemila dal 2017, con un enorme sforzo, perchè i paesi europei ne accettano pochissimi. Ma cerchiamo anche di sostenere, con centri diurni, supporti, aiuti, assistenza medica, quelle migliaia di immigrati che arrivano in Libia dai paesi di confine e in Libia cercano di restare e sopravvivere. Anche in condizioni terribili».

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(01 novembre 2019)
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